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folklore e cultura
La storia straordinaria di
GIOVANNI SCUDERI
Giovanni Scuderi è un personaggio straordinario, un “giovane” di Filacciano del 1926, lucido e arzillo, con la stessa voglia di fare che aveva da ragazzo e che lo portò al meritato successo.
Ha scritto numerosi libri, quasi tutti manoscritti raccontando la sua vita; l’ultimo, “ Al fratello minore “ del quale vi presentiamo la copertina e stato però edito con i normali caratteri tipografici ed è da questo che trarremo qualche breve nota autobiografica sul personaggio.
“ Ho vissuto la mia adolescenza nel periodo della seconda guerra mondiale, adolescenza dura; ci mancava un po’ di tutto; la guerra non perdona nessuno.
Mio padre, appena terminata la quarta elementare, mi disse: “ Ormai sei grande, devi imparare il mio mestiere: con un mestiere in mano non ti mancherà mai nulla “
Mi diede un ago, un ditale e mi mise a fare il sopraggitto, un lavoro facile, ma io non lo avevo mai fatto.
Terminata la quinta elementare il lavoro diventò fisso nella sartoria…
Trascorsi circa tre anni nel laboratorio di mio padre lavorando dieci ore al giorno e, nel periodo delle feste di Natale, di Pasqua e del patrono Sant’Egidio, le ore aumentavano e si lavorava fino a mezzanotte.
Non avevo ancora quattordici anni quando mio padre mi accompagnò a Roma presso la sartoria Duetti Carlo, in piazza di Spagna 3, ad imparare il mestiere poiché, diceva, sotto la guida del padre non si impara al meglio…
Dopo quattro mesi il sig. Carlo, vedendomi assiduo al lavoro, perché arrivavo sempre prima degli altri lavoranti e terminavo il mio lavoro per ultimo, volle premiarmi fissandomi una paga giornaliera; lavoravo dieci ore al giorno.
Il sig. Carlo aveva fiducia in me, mi consegnò le chiavi del laboratorio ed io la
mattina ero in attesa del fattorino che aveva il compito di accendere i cinque ferri da stiro a carbone del peso di dieci chili ciascuno.
Quando venne a trovarmi mio padre il sig. Carlo gli disse che era contento del mio lavoro e che mi avrebbe fissato la paga di cinque lire al giorno…
I primi sei mesi furono tremendi per me: guadagnavo cinque lire al giorno, appena sufficienti per fare due pasti e dormire, senza la colazione…
Mio padre sapeva che il mangiare era sufficiente e le cinque lire che guadagnavo erano per un vitto completo e non si preoccupava; io ero orgoglioso di poter vivere col mio stipendio, quindi non dicevo nulla.
Un giorno mi andò bene: la signora Duetti, moglie del principale, la mattina andava a fare la spesa e una mattina mi incontrò all’entrata del portone del palazzo ed io le portai a casa la borsa della frutta, la posi sul tavolo in cucina e, mentre mi allontanavo, la signora Duetti, molto gentile, mi chiamò: “Giovannino, prendi una mela” mi disse. Io presi una mela, forse la più grande e andai verso la loggia della cucina e incominciai a morderla furiosamente; era rimasto solo il picciolo, mangiai anche quello.
Ringraziai il Signore; quella mattina mi andò bene: in sei mesi feci colazione solo una volta.”
Questa non certo rosea gioventù formò il carattere di un uomo che divenne uno degli industriali più importanti di Viterbo e, in seguito, uno dei commercianti più apprezzati.
“Al fratello minore” è un libro che si legge tutto di un fiato: ottimo insegnamento per i giovani, scrigno di comuni memorie per gli anziani.
Chiedetene una copia all’autore: Giovanni Scuderi, via Villanova 50a, Viterbo Tel. 0761.25.04.17; sarà lieto di offrirvela.
Il bibliofilo