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“ Italia Oggi “ ha pubblicato un articolo intitolato: “ Il calcio divide il mondo musulmano “ e sottotitolato: “ Fervore nazionalista al posto di fraternità araba e religione “.
L’articolo era stato scritto commentando i gravi incidenti occorsi tra le due opposte tifoserie in occasione della partita “ Egitto – Algeria “ valevole per la qualificazione a giocare per la coppa del mondo.
Non c’è dubbio che le rivalità sportive siano specchio delle rivalità politiche per la guida del mondo arabo fra le due nazioni, ma è altresì indubbio che le autorità religiose islamiche non siano rimaste indifferenti a questi segnali.
Nel mondo cristiano, forse, si sono troppo sottovalutati i rischi morali che alcuni sport presentano; gli sport violenti come il pugilato o rischiosi come le corse automobilistiche o di moto, mettendo a rischio beni primari come la vita o la salute dovrebbero essere immediatamente posti all’indice e scoraggiati; ma anche lo sport in se stesso, quando instaura la prassi di umiliare il più debole che soccombe o esalta la violenza e la forza bruta, dovrebbe ispirare tutte le remore morali che, ragionevolmente si impongono.
Il credente vive per la solidarietà, per l’aiuto fraterno, per l’ incoraggiamento del più debole in difficoltà.
Non si può pensare che incoraggi, o peggio partecipi, a sport così diseducativi, che, purtroppo, affascinano maggiormente le menti impreparate, come quelle dei bambini, o quelle in cerca di rivalsa, perché sofferenti per le storie di emarginazione che hanno dovuto subire.
Quando ci si deciderà ad affrontare seriamente questo problema non lasciando che la paura di diventare impopolari faccia tacere le nostre coscienze?
Giacomo De Santis